8½ – Fellini

Copertina-Cover-8½-Federico-Fellini

, film italo francese del 1963 con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, regia di Federico Fellini. Premio Oscar come miglior film straniero (1964) (…continua↓)

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Mie care, la felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno.

(Guido – Marcello Mastroianni, alle ragazze nell’harem)

Guido, an duvémm durmì stanòta. L’è la nota che e’ ritrat è móv i ócc’ […], t’arcórd cla parola: asa nisi masa, asa nisi masa, asa nisi masa!
bambina (8½ – Fellini)

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Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature, non avevo capito, non sapevo… com’è giusto accettarvi, amarvi… e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io… io come sono, non come vorrei essere e non mi fa più paura. Dire la verità: quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita, viviamola insieme. Non so dirti altro Luisa, né a te né agli altri. Accettami così come sono se puoi, è l’unico modo per tentare di trovarci.
Guido (8½ – Fellini)

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Vi-domando-scusa-dolcissime-creature-non-avevo-capito-non-sapevo-come-giusto-8½-Federico-Fellini

Dire-la-verita-quello-che-non-so-che-cerco-che-non-ho-8½-Federico-Fellini

Non-so-dirti-altro-Luisa-ne-a-te-ne-agli-altri-Accettami-8½-Federico-Fellini

Mi sembrava di avere le idee così chiare. Volevo fare un film onesto, senza bugie di nessun genere. Mi pareva di avere qualcosa di così semplice, così semplice da dire, un film che potesse essere utile un po’ a tutti, che aiutasse a seppellire per sempre tutto quello che di morto ci portiamo dentro. E invece io sono il primo a non avere il coraggio di seppellire proprio niente. Adesso ho la testa piena di confusione, questa torre tra i piedi… chissà perché le cose sono andate così. A che punto avrò sbagliato strada? Non ho proprio niente da dire, ma voglio dirlo lo stesso.
Guido [a Rossella] (8½ – Fellini)

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Io non lo so che cosa credi di vedere, di scoprire tu nella mia vita, riducendo tutto alla meschinità di uno che ruba in cucina. Ma cosa ne sai della mia vita, di quello che ho, di quello che non ho, che ne sai?
Guido [a Luisa] (8½ – Fellini)
Lei ha fatto benissimo, mi creda, oggi è una buona giornata per lei. Sono delle decisioni che costano, lo so, ma noi intellettuali, dico noi perché la considero tale, abbiamo il dovere di rimanere lucidi fino alla fine. Ci sono già troppe cose superflue al mondo, non è il caso di aggiungere altro disordine al disordine. In fondo perdere dei soldi fa parte del mestiere di produttore. I miei rallegramenti, non c’era altro da fare e lui ha ciò che si merita, per essersi imbarcato con tanta leggerezza in un’avventura così poco seria. No, mi creda, non abbia né nostalgia né rimorsi, distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie. E poi, c’è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere? Un film sbagliato per lui non è che un fatto economico, ma per lei, al punto in cui è arrivato, poteva essere la fine. Meglio lasciar andare giù tutto e far spargere sale come facevano gli antichi per purificare i campi di battaglia. In fondo avremmo solo bisogno di un po’ di igiene, di pulizia, di disinfettare. Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un artista, veramente degno di questo nome, non bisognerebbe chiedere che quest’atto di lealtà: educarsi al silenzio. Ricorda l’elogio di Mallarmé alla pagina bianca? E di Rimbaud? Un poeta mio caro, non un regista cinematografico, lo sa di Rimbaud quando ha finito una poesia, la sua rinuncia a continuare a scrivere, la sua partenza per l’Africa? Se non si può avere il tutto, il nulla è la vera perfezione. Mi perdoni quest’eccesso di citazioni, ma noi critici facciamo quello che possiamo. La nostra vera missione è spazzare via le migliaia di aborti che ogni giorno, oscenamente, tentano di venire al mondo. E lei vorrebbe addirittura lasciare dietro di sé un intero film, come lo sciancato si lascia dietro la sua impronta deforme? Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori. E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai?
Carini (8½ – Fellini)

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E-a-lei-che-cosa-importa-cucire-insieme-i-brandelli-della-sua-8½-Federico-Fellini

Vede, ad una prima lettura salta agli occhi che la mancanza di un’idea problematica, o se si vuole di una premessa filosofica […] rende il film una suite di episodi assolutamente gratuiti, può anche darsi divertenti nella misura del loro realismo ambiguo. Ci si domanda: cosa vogliono realmente gli autori? Ci vogliono far pensare? Vogliono farci paura? Il gioco rivela fin dall’inizio una povertà d’ispirazione poetica… Mi perdoni, ma questa può essere la dimostrazione più patetica che il cinema è irrimediabilmente in ritardo di cinquant’anni su tutte le altre arti. Il soggetto poi non ha neanche il valore di un film d’avanguardia, benché qua e là ne abbia tutte le deficienze. Ho preso degli appunti ma non credo che le saranno utili. [porgendo dei foglietti a Guido] Mi rimane un po’ misterioso il fatto che lei abbia pensato a me per una collaborazione che francamente non so come si potrebbe realizzare!
(Carini) [a Guido] (8½ – Fellini)
È una baracca enfatica, proprio come lui: è il suo ritratto.
Matilde [riferita all’astronave e a Guido] (8½ – Fellini)
Io credo che non potrei tradirti mai, non fosse altro per non sopportare il ridicolo, la fatica di doversi nascondere, mentire… Si vede che a te riesce facile invece!
Luisa [a Guido] (8½ – Fellini)

Io-credo-che-non-potrei-tradirti-mai-non-fosse-altro-per-non-8½-Fellini-Federico-Fellini

Ma io l’ho capito, sai, quello che vuoi raccontare! Tu vuoi raccontare la confusione che un uomo ha dentro di sé. Ma devi essere chiaro! Mi devi far capire! Altrimenti che scopo c’è?

Pace [a Guido] (8½ – Fellini)

E le capricciose apparizioni di questa ragazza della fonte cosa vorrebbero significare? Un’offerta di purezza, di calore al suo protagonista? Di tutti i simboli che abbondano nella sua storia questo è il peggiore.

Carini (8½ – Fellini)

Sono già due anni che ho fatto testamento. Veramente, sai? Tanto a fare testamento non si muore mica prima!

(Carla) (8½ – Fellini)

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Stiamo bene così tutti insieme, vero Guido? I primi tempi non avevo capito, non avevo capito bene che le cose dovevano andare così. Ma adesso, hai visto Guido, sono brava: non ti do più fastidio, non ti domando più niente. Sono stata un po’ zuccona, eh? C’ho messo vent’anni a capire! Vent’anni! Dal giorno che ci siamo sposati… e tu sei diventato mio marito e io tua moglie. Ti ricordi, Guido? Ti ricordi quel giorno?

Luisa [alla fine della visione dell’harem] (8½ – Fellini)

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E che significato ha? È un personaggio dei suoi ricordi d’infanzia, non ha niente a che vedere con una vera coscienza critica. No, se lei vuole davvero fare qualcosa di polemico sulla coscienza cattolica in Italia, ebbene, caro amico, in questo caso, mi creda, è assolutamente necessario anzitutto un livello culturale molto più elevato e poi una logica di una lucidità inesorabile. Mi perdoni ma la sua tenera ignoranza è del tutto negativa. I suoi piccoli ricordi bagnati di nostalgia, le sue vocazioni inoffensive e in fondo emotive, sono le azioni di un complice […] e la coscienza cattolica… ma… ma pensi un po’ a ciò che è stato Svetonio al tempo dei Cesari. No, lei parte con una ambizione di denuncia e arriva al favoreggiamento d’un complice, ma lei vede che confusione, che ambiguità.

Carini [a Guido] (8½ – Fellini)

Una crisi di inspiration? E se non fosse per niente passeggera, signorino bello? Se fosse il crollo finale di un bugiardaccio senza più estro né talento? Sgulp!

Guido (8½ – Fellini)

Stavo appunto spiegando che il protagonista della mia storia ha avuto un’educazione, come tutti noi del resto, cattolica, che gli crea certi complessi, certe esigenze… non più sopprimibili. Un principe della Chiesa gli appare come il depositario di una verità che non riesce più ad accettare benché lo affascini, allora cerca un contatto, un aiuto, forse una folgorazione.

Guido [al monsignore] (8½ – Fellini)

Un solo grande scrittore: il Fitzgerald dei suoi primi romanzi, e dopo un’orgia di pragmatismo, di realismo brutale. In fondo cosa vuol dire destra? Cosa vuol dire sinistra? Lei è talmente ottimista da credere che in questo mondo confuso e caotico ci sia della gente dalle idee così chiare da tenersi tutto a destra o tutto a sinistra.

Carini (8½ – Fellini)

Sente questo cantore? […] Si chiama Diomedea. La leggenda vuole che quando morì Diomede, tutti questi uccellini si raccolsero insieme e gli cantarono un coro funebre accompagnandolo fino alla tomba. Sente che sembra un singhiozzo.

Cardinale [a Guido] (8½ – Fellini)

Senta qua: «l’Io solitario che gira intorno a se stesso e si nutre soltanto di sé finisce strozzato da un gran pianto o da un gran riso.» Sono parole di Stendhal scritte durante il suo soggiorno in Italia. Se invece di buttarle via, si leggessero qualche volta le carte dei cioccolatini, si eviterebbero molte illusioni.

Carini [all’interno del cinema] (8½ – Fellini)

Stai a vedere se questa adesso non mi riparla del marito, dici di no? Vedrai, vecchio Snaporaz!

Guido [parlando a se stesso allo specchio, riferito a Carla] (8½ – Fellini)

Stai-a-vedere-se-questa-adesso-non-mi-riparla-del-marito-dici-8½-Fellini-Federico-Fellini

Io non voglio diventare il Pulcinella del cinema italiano e soprattutto non voglio che lo diventi tu! T’aspettano tutti col fucile puntato! Amici te ne restano pochi, tanto a sinistra quanto a destra. Ma io sono qua per aiutarti in tutti i modi! Però il film deve cominciare e deve cominciare subito! Avanti coi provini!

Produttore (8½ – Fellini)

  • Guido: Ammettiamo che sei la purezza, che sei la spontaneità. Ma che diavolo vuol dire essere proprio sinceri? Hai sentito che ha detto il falcaccio: [facendo il verso a Carini] “è ora di farla finita coi simboli, il richiamo della purezza, l’innocenza, l’evasione.” Allora che vuoi? [la visione di Claudia lo guarda] Sì, potrebbe essere anche così: nel paese c’è una pinacoteca e tu la figlia del custode… sei cresciuta tra immagini di antica bellezza. [Claudia ride, Guido affranto fa una capriola sul letto coperto di foto di attrici] Hai ragione!
  • Claudia [gli bacia la mano poi si siede accanto a lui sul letto]: Son venuta per non andare via più! [si stende accanto a lui] Voglio far ordine, voglio far pulizia! Voglio far ordine, voglio far puli… [Suona il telefono e Guido si sveglia]

  • Rossella: Ma va! Davvero vedremo tutta questa roba nel tuo film? Mamma mia, il profeta fa la voce grossa, si è messo in testa di far paura a tutti quanti!
  • Guido: Perché anche a te t’entusiasmano le storie dove non succede niente? Nel mio film invece succede di tutto, guarda un po’! Ci metto dentro tutto!

Perche-dovrebbe-essere-felice-Il-suo-compito-non-e-questo-Chi-le-8½-Federico-Fellini

  • Guido: Eminenza, io non sono felice.
  • Cardinale: Perché dovrebbe essere felice? Il suo compito non è questo. Chi le ha detto che si viene al mondo per essere felici? Dice Origene nelle sue omelie: «extra Ecclesiam nulla salus, fuori della Chiesa non c’è salvezza; extra Ecclesiam nemo salvatur, fuori dalla Chiesa nessuno si salverà; salus extra Ecclesiam non est, non c’è salvezza fuori dalla Chiesa; Civitas Dei, chi non è nella Civitas Dei appartiene alla Civitas Diaboli.»

  • Guido: Luisa, dove vai?
  • Luisa: Ho sonno, vado in albergo! Buonanotte Guido!
  • Guido: Aspetta un momento, senti! Ma che c’è, cos’è successo?
  • Luisa: No, non è successo niente! Non succede mai niente tra noi due.
  • Guido: Ti ha offeso qualcosa che hai visto nei provini? Si tratta di un film!
  • Luisa: Oh, lo so meglio di tutti che si tratta di un film! Che è un’invenzione, un’altra bugia! Anche se c’hai messo dentro tutti…
  • Guido: Luisa!
  • Luisa: … ma come fa comodo a te! La verità però è un’altra e la so solo io. La tua fortuna è che non avrò mai la sfrontatezza di raccontarla agli altri come fai tu. Ma fallo! Fallo il tuo film!
  • Guido: No, non lo faccio…
  • Luisa: Compiaciti! Accarezzati!
  • Guido: Ma no, no, non lo faccio!
  • Luisa: Fa credere a tutti di essere meraviglioso. Ma che vuoi insegnare agli altri tu, che non hai saputo dire niente di vero a chi ti sta accanto? A chi è invecchiata con te…
  • Guido: Dai, Luisa! Non fare la melodrammatica!
  • Luisa: Hai fatto bene a farmi venire qui: c’era bisogno di una conclusione e ti assicuro che non tornerò più indietro. Ma va all’inferno! [uscendo]

Perche-non-e-vero-che-una-donna-possa-cambiare-un-uomo-8½-Federico-Fellini

  • Claudia: Della storia che mi hai raccontato non ho capito quasi niente. Ma scusa, un tipo così, come tu l’hai descritto, che non vuol bene a nessuno, non fa mica tanta pena sai? In fondo è colpa sua. Che cosa pretende dagli altri?
  • Guido: Perché, credi che io non lo sappia? Come sei noiosina, anche tu.
  • Claudia: Ah, ma non ti si può dire proprio niente! Quanto sei buffo con quel cappellaccio truccato da vecchio! Io non capisco: incontra una ragazza che lo può far rinascere, che gli ridà vita e lui la rifiuta?
  • Guido: Perché non ci crede più.
  • Claudia: Perché non sa voler bene.
  • Guido: Perché non è vero che una donna possa cambiare un uomo.
  • Claudia: Perché non sa voler bene.
  • Guido: E perché soprattutto non mi va di raccontare un’altra storia bugiarda.
  • Claudia: Perché non sa voler bene.
  • Guido: Mi dispiace Claudia di averti fatta venire fin quassù, ti domando scusa.
  • Claudia: Che imbroglione che sei! Allora non c’è questa parte nel film?
  • Guido: Hai ragione tu, sai? Non c’è la parte nel film. Non c’è neanche il film. Non c’è niente di niente da nessuna parte. Per me la faccenda potrebbe finire qui.

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  • [Carla, l’amante di Guido, è appena arrivata al bar dove siedono Guido, Luisa e Rossella. Guido fa finta di non vederla continuando a leggere il giornale, Carla imbarazzata si siede lontana dai tre.]
  • Luisa: Calmati va, l’avevo già vista ieri sera appena sono arrivata. [Guido alza gli occhi dal giornale, si gira con aria interrogativa verso Luisa quindi vede Carla e scuote la testa]
  • Guido: Ti giuro…
  • Luisa: Non ti ho chiesto niente! Non voglio saper niente! Risparmiami soltanto la vergogna di sentirti sempre giurare il falso!
  • Rossella: Quella è nata in marzo o aprile, ha tutte le caratteristiche dell’ariete, è proprio il tipo “ariete”.
  • Luisa: Lo so io che tipo è quella lì!
  • Rossella [ridacchia]: Ah, sì? Ma sono proprio quei tipi lì che hanno più facilità ad essere buone compagne di uomini deboli, abulici, senza chiarezza… [rivolgendosi a Guido]
  • Guido: Luisa, non lo sapevo! La vedo adesso per la prima volta, come la vedete voi. Ma insomma, dico, in un posto come questo dove viene tanta di quella gente, poteva anche capitarci quella disgraziata, no? Ah, è per questo che mi stai tormentando da ieri sera! Ma non lo potevi dire subito… E poi guarda se c’è una cosa che mi offende è il fatto che si possa pensare che io vada in giro con una combinata in quella maniera! [Rossella ride] Ma l’avete vista com’è vestita, sì?
  • Rossella: Sentite, facciamo una passeggiata?
  • Guido: Non parliamo più di questa storia, Luisa! È chiusa da tre anni ormai, finita! Basta!
  • Luisa [a Rossella]: Mi fa impazzire! Parla come se dicesse la verità, fa l’onesto. Ma guardalo, ha ragione lui! [rivolta quindi a Guido] Ma come fai a vivere in questo modo? Ma non è mica giusto mentire sempre così, non far capire mai agli altri ciò che è vero e ciò che è falso. Possibile che è tutto uguale per te? Tutto? [rivolgendosi di nuovo a Rossella] Scusami, lo so, lo so, hai ragione, sono noiosa! Che malinconia fare la parte della borghese, di quella che non capisce! Ma che devo fare?! Dimmi tu quello che devo fare! Eh, ridere come fai tu proprio non posso!
  • Rossella: Ma no, tesoro! Io non ci rido mica.
  • Luisa [rivolta a Guido]: Che cosa le racconti a quella lì? Cosa le dici? [sospira, sorseggia e quindi riprende] Quello che mi fa più schifo è che tu l’hai mischiata alla nostra vita e che sappia tutto di me e di te! Quella puttana! [alzando il tono della voce] Vacca!
  • Guido e Rossella: Luisa! [cercando di placarla]
  • Rossella [a Guido]: Ma guarda che pure tu sei un bel noioso, sai?

Tu-saresti-capace-di-piantare-tutto-e-ricominciare-la-vita-da-capo-8½-Federico-Fellini

  • Guido: Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo? Di scegliere una cosa, una cosa sola e di essere fedele a quella? Riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perché la tua fedeltà che la fa diventare infinita. Ne saresti capace? Ecco ascolta se io ti dicessi, Claudia…
  • Claudia: […] E tu… saresti capace?
  • Guido: […] No… no, questo tipo no, non è capace. Questo vuole prendere tutto, arraffare tutto, non sa rinunciare a niente; cambia strada ogni giorno perché ha paura di perdere quella giusta e sta morendo, come dissanguato.
  • Claudia: E così finisce il film?
  • Guido: No, comincia così, poi incontra la ragazza della fonte, è una di quelle ragazze che danno l’acqua per guarire, è bellissima, giovane e antica, bambina e già donna, autentica, solare. Non c’è dubbio che sia lei la sua salvezza.

Quarantatré anni non sono un’età precoce per tirare le somme della propria vita. Proprio per questo il film mi ha fatto un gran bene: mi sento come liberato, ora, con una gran voglia di lavorare. È un film testamentario, hai ragione, eppure non mi ha svuotato. Al contrario, mi ha arricchito: fosse per me, ricomincerei a farne un altro domattina. Davvero. E certo se mi dicono che bravo Fellini, che ingegno, mi fa un gran piacere: ma non sono i complimenti che cerco con Otto e mezzo. Vorrei… vorrei che questo senso liberatorio si trasmettesse a chi lo va a vedere, che dopo averlo visto la gente si sentisse più libera, avesse il presentimento di qualche cosa di gioioso…
Fellini su 8½

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È stato triste accorgersi di aver tanto sbagliato
Padre di Guido [a Guido] (8½ – Fellini)

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È la storia di un uomo come ce ne sono tanti: la storia di un uomo giunto a un punto di ristagno, a un ingorgo totale che lo strozza. Io spero che dopo i primi cento metri lo spettatore dimentichi che Guido è un regista, cioè un tipo che fa un mestiere insolito, e riconosca in Guido le proprie paure, i propri dubbi, le proprie canagliate, viltà, ambiguità, ipocrisie: tutte cose che sono uguali in un regista come in un avvocato padre di famiglia.
Fellini su 8½
Se non si può avere il tutto, il nulla è la vera perfezione.
Carini (8½ – Fellini)

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Non è un film triste. È un film dolce, aurorale. Malinconico, semmai. Però la malinconia è uno stato d’animo nobilissimo: il più nutriente e il più fertile.
Fellini su 8½

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La parola magica è scritta in alfabeto farfallino (consiste nel raddoppiare ogni vocale con l’aggiunta di una consonante, per es. f, interposta)e traslitterandola è: AsaNIsiMAsa, ANIMA
8½ – Fellini

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Con questo non si può certo dire che il film sia autobiografico: in senso spicciolo. E se anche lo fosse? Non voglio fornire allo spettatore una interpretazione in chiave aneddotica, biografica. In chiave biografica il film diventerebbe solo una inutile, fastidiosa esibizione narcisistica.
Fellini su 8½
[Sulla scelta dell’attore protagonista] Io avevo bisogno di un italiano, di un amico che accettasse con umiltà di essere come un’ombra rispettosa, che non venisse fuori in modo eccessivo. Così ho preso Mastroianni, lo conoscevo già, ed è stato bravissimo: così allusivo, discreto, simpatico, antipatico, tenero, prepotente. C’è e non c’è. Perfetto.
Fellini su 8½
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8½ Otto e mezzo

La pellicola vede come protagonista Marcello Mastroianni nel ruolo di Guido Anselmi, un regista confuso alle prese con la sua prossima opera. Le riprese del film si sono svolte tra il maggio e l’ottobre 1962 negli studi di Cinecittà, a Roma.
Impalcature-Otto-e-mezzo
Marcello Mastroianni è il protagonista, nel ruolo di Guido Anselmi, un regista di quarantatré anni confuso alle prese con la sua prossima opera. Guido nella quiete di una stazione di cure termali cerca di riposare per riprendersi dai propri problemi fisici (stanchezza cardiaca) e di organizzare le proprie idee sull’imminente produzione del film già in fase di preparazione. È il primo film in cui Claudia Cardinale recita con la sua voce.
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Guido si trova nel mezzo di una crisi esistenziale, dubbi ed incertezze lo turbano, i ricordi del passato lo investono ed egli perde sempre più la visione su quale strada egli debba intraprendere per dare una svolta al progetto cinematografico e così anche alla sua vita. La vicinanza delle persone a lui care e di molti suoi collaboratori aumentano il contrasto e il suo smarrimento, sentendosi incalzato affinché si sciolgano le riserve e le ambiguità, affettive e lavorative, cessando i rimandi al domani, senza più oltre indugiare in difficili equilibrismi, risolvendosi a fare chiarezza dentro di se, a fare una una scelta.
 
Sogno-Otto-e-Mezzo
In una atmosfera tra sogno e realtà Guido si trova nel film a fa i conti con sé stesso e la vita che fino ad ora ha condotto, al rapporto con le persone amate, alle maschere ed ai veli che hanno sino a quel momento fatto parte della sua quotidianità. I dilemmi e la confusione esistenziale e sentimentale si riverberano sulla vita professionale e egli pare, nel poco tempo rimastogli a disposizione, di non saper più come dare una svolta alle questioni che lo affliggono. Quando tutto sembra essere finito e l’abbandono del film in progetto l’unica cosa ormai accettabile da farsi, Guido, come in un lampo, riconosce il motivo per cui è giunto sino a quel punto, può sciogliere il nodo che lo teneva legato: intuisce il senso della trama delle vicende della sua vita e soprattutto ravvisa il grande valore, il dono, l’imprescindibile contributo delle persone che lo hanno accompagnato nel corso del suo viaggio, nel bene e nel male.
Cardinale-Mastroiani-Otto-e-Mezzo
“Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature, non avevo capito, non sapevo… com’è giusto accettarvi, amarvi… e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io… io come sono, non come vorrei essere e non mi fa più paura. Dire la verità: quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita, viviamola insieme. Non so dirti altro Luisa, né a te né agli altri. Accettami così come sono se puoi, è l’unico modo per tentare di trovarci”.
Guido
Circo-Otto-e-mezzo