Gaio Giulio Cesare

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Gaio Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.), comandante militare, console, oratore e scrittore romano. (…continua↓)

Cesare, che dopo aver esortato la X legione si era portato all’ala destra, come vide i suoi incalzati ed i soldati intralciarsi a vicenda, perché le insegne della XII legione erano state ammassate in un sol luogo, tutti i centurioni della quarta coorte erano stati uccisi, caduto il vessillifero, perduta l’insegna, quasi tutti i centurioni delle altre legioni caduti o feriti, e tra questi il primipilo Publio Sestio Baculo, un uomo coraggiosissimo, così coperto di gravi ferite da non riuscire più a reggersi in piedi, mentre gli altri erano senza forze e non pochi della retroguardia, abbandonato il combattimento, si allontanavano per schivare i proiettili, mentre i nemici non smettevano di avanzare frontalmente rimontando il colle ne alleggerivano la pressione sui fianchi; come vide che la situazione era critica e che non aveva nessuna possibilità di mandare rinforzi, preso lo scudo ad uno dei suoi soldati della retroguardia, poiché era venuto sin là senza scudo, avanzò in prima linea e, chiamando per nome i centurioni, spronando gli altri soldati, ordinò di far avanzare le insegne e distanziare i manipoli, di modo che i nostri potessero più agevolmente maneggiare le spade. La sua comparsa riaccese la speranza nei soldati e li rianimò, perché ciascuno, pur trovandosi in una situazione di pericolo, voleva dar prova del proprio valore al cospetto del suo generale: così si poté in parte contenere l’assalto.

Alea iacta est – Il dado è tratto.
Gaio Giulio Cesare

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Ma la sorte, che ha grandissimo potere in generale, particolarmente lo ha in guerra: da cause banali produce mutamenti decisivi.
Gaio Giulio Cesare

Veni, vidi, vici – Venni, vidi, vinsi.
Gaio Giulio Cesare

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Orbene, per un difetto comune della nostra natura di uomini, quando la realtà ci è nascosta o sconosciuta, siamo ancora più sicuri di noi stessi, e nel contempo più la temiamo.
Gaio Giulio Cesare
Anche tu, figlio mio? – Tu quoque, Brute, fili mi?
Gaio Giulio Cesare

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«Quando si accorse che lo aggredivano da tutte le parti con i pugnali nelle mani, si avvolse la toga attorno al capo e con la sinistra ne fece scivolare l’orlo fino alle ginocchia, per morire più decorosamente, con anche la parte inferiore del corpo coperta. Così fu trafitto da ventitré pugnalate, con un solo gemito, emesso sussurrando dopo il primo colpo; secondo alcuni avrebbe gridato a Marco Bruto, che si precipitava contro di lui: “Anche tu, Bruto, figlio mio!”. Rimase lì per un po’ di tempo, privo di vita, mentre tutti fuggivano, finché, caricato su una lettiga, con il braccio che pendeva fuori, fu portato a casa da tre schiavi.» Cadde ai piedi della statua di Pompeo.
Svetonio
[Sul Rubicone] Stando qui inizia la mia rovina. Venendo là inizia quella degli altri.
Gaio Giulio Cesare

Preferisco essere primo qui [un piccolissimo villaggio delle Alpi] che secondo a Roma.
Gaio Giulio Cesare
I nemici avrebbero avuto la vittoria se avessero avuto chi sa vincere.
Gaio Giulio Cesare

I-nemici-avrebbero-avuto-la-vittoria-se-avessero-avuto-chi-sa-vincere-Gaio-Giulio-Cesare


Dicevano che la cavalleria di Cesare di notte s’aggirava nei dintorni e presidiava ogni luogo e via; sostenevano che si dovevano evitare combattimenti notturni, poiché un soldato spaventato in una guerra civile di solito dà ascolto più alla paura che al giuramento. (I, 67)
Gaio Giulio Cesare

Cesare ed i suoi legionari

Non giudicava i soldati dai costumi o dall’aspetto, ma solo dalle loro forze, e li trattava con pari severità e indulgenza. Non li costringeva, infatti, all’ordine sempre e ovunque, ma solo di fronte al nemico: soprattutto allora esigeva una disciplina inflessibile, non preannunciando mai il momento di mettersi in marcia né quello di combattere, ma voleva che i suoi uomini fossero sempre vigili e pronti a seguirlo in qualsiasi momento ovunque li avesse condotti. Si comportava così anche senza un motivo, e specialmente nei giorni piovosi o festivi. Talvolta, dopo aver ordinato ai soldati che non lo perdessero di vista, si metteva in marcia all’improvviso, di giorno come di notte, e forzava il passo per stancare chi avesse tardato a seguirlo.
Svetonio, Vite dei Cesari
Legione-X-Cesare
Quando i suoi erano atterriti dalle voci sulle forze dei nemici, non li incoraggiava negandole o sminuendole, ma anzi le esagerava e raccontava anche frottole. Così, quando tutti erano terrorizzati nell’attesa dell’esercito di Giuba, riuniti i soldati in assemblea disse: “Sappiate che tra pochissimi giorni arriverà il re con dieci legioni, trentamila cavalieri, centomila armati alla leggera e trecento elefanti. Quindi, la smettano certuni di chiedere e fare congetture, e diano retta a me, che sono ben informato. Altrimenti li farò imbarcare sulla più vecchia delle navi e li farò abbandonare senza meta in balìa dei venti.
Svetonio, Vite dei Cesari
Legionari-X-Cesare
Non teneva conto di tutte le mancanze, e non le puniva tutte con la stessa severità. Mentre si accaniva, infatti, nel perseguitare disertori e sediziosi, era molto indulgente con gli altri. Dopo grandi vittorie, a volte dispensava le truppe da tutti i loro doveri, e permetteva che si abbandonassero a una sfrenata licenza. Era solito, infatti, vantarsi dicendo: “I miei soldati sanno combattere bene anche se si profumano”. Nei suoi discorsi, inoltre, non li chiamava soldati ma commilitoni, termine ben più lusinghiero. Voleva anche che fossero ben equipaggiati, e dava loro delle armi decorate con oro e argento tanto per aumentare il loro prestigio quanto perché in combattimento fossero ancora più tenaci, spinti dal timore di perdere armi tanto preziose. Era tanto affezionato ai suoi soldati che, venuto a sapere della disfatta di Titurio, si lasciò crescere la barba e i capelli senza tagliarli se non dopo aver compiuto la sua vendetta.»
Svetonio, Vite dei Cesari
Legionari-Cesare